"Null" altro che un blog
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giovedì 1 dicembre 2011
giovedì 3 novembre 2011
mercoledì 12 ottobre 2011
venerdì 10 settembre 2010
giovedì 5 agosto 2010
Demotivante
Qualche giorno fa a Catanzaro fui fermato da un ragazzo. Italiano, poteva avere si e no 35 anni, portava un passeggino, dentro al quale vi era una bimba, bellissima. Mi avvicinò e, molto educatamente, con la disperazione e l’umiltà che gli si leggevano in volto mi chiese qualche spicciolo. In cambio offriva quello che poteva: accendini, sacchetti della spazzatura, ombrelli, fazzoletti. Non ho potuto esimermi dall’aiutare quel ragazzo, laureato, disoccupato, senza una moglie, con una bimba a carico. Non era un imbroglione, glielo si leggeva in viso. Tutti quelli attorno a me e non solo seguirono il mio esempio. Non aveva nulla. Solo quella bellissima creatura. E faceva di tutto per darle da vivere. In italia c’è gente che, come questi 2, solo semplicimente per il fatto di essere mentalmente ritardati o parenti di politici hanno tutto, tanto da potersi magari anche permettere di ignorare gente come quel poveretto.
venerdì 18 giugno 2010
Il parcheggiatore (abusivo)
Risulta alquanto curioso quanto una figura professionale giuridicamente inesistente possa racchiudere in se una serie interminabile di aneddoti e curiosità. Parliamo del famigerato parcheggiatore abusivo, oramai considerato un vero professionista del suo settore, un imprenditore di se stesso che offre un servizio tanto utile quanto discusso.
Soltanto in un epoca relativamente recente, con l'affermarsi dell'automobile quale mezzo di trasporto di massa, si è venuta a creare tale figura, che ha velocemente acquisito una valenza quasi mistica racchiudendo un aspetto addirittura mitologico.
Il problema, tuttavia, è che, oltre al fatto che la civiltà ideale sopra citata non sia nemmeno auspicabile al giorno d'oggi, tante altre insidie hanno favorito l'ascesa del famigerato parcheggiatore abusivo nella nostra vita quotidiana, fino a farlo diventare un elemento imprescidibile nelle strade di ogni grande città che si rispetti.
Siamo nel terzo millennio, viviamo in una società in cui si professano buonismi di ogni tipo, in cui si è soliti lamentarci per la cosiddetta "Carta a terra", in cui si scrivono esposti alla procura della repubblica perché nel bagno dell'università manca la carta, in cui si occupano le scuole perché il 15 di Agosto i riscaldamenti non funzionano... E bene si, in una società come questa, riteniamo ancora del tutto normale pagare cifre esorbitanti al "tossico" di turno, per accostare la nostra automobile ai lati di una strada pubblica per la cui manuntenzione noi contribuenti paghiamo le relative imposte. Tradotto in due parole, dobbiamo pagare, a chi non paga le tasse, per avere qualcosa per cui noi paghiamo le tasse, un pezzetto di strada pubblica preso in prestito per poche ore o addirittura minuti.
Stiamo parlando di un reato grave, un reato che tutti i giorni non facciamo che alimentare versando l'obbligatorio dazio, o magari "Na cosa a piacere".
giovedì 18 febbraio 2010
Ingegnere? Lo dici a tua sorella.
Ecco cosa ne pensa un informatico di un ingegnere.
L'origine dell'odio feroce tra ingegneri del cazzo e noi informatici
risale alla seconda metà degli anni sessanta quando a Pisa il rettore,
il matematico Faedo (pace all'anima sua che anubi lo strabenedica)
ebbe l'intuizione di creare un corso di laurea per questa nuova
scienza sulla base delle esperienze del primo calcolatore elettronico
creato in Italia, il CEP, Calcolatore Elettronico Pisano.
Il rettore Faedo voleva creare un corso "ibrido" dove per le materie
"hardware" fosse coinvolta la facoltà di ingegneria e per le materie
matematiche legate al software venisse coinvolta la facoltà di scienze
matematiche, fisiche e naturali.
Il preside della facoltà di ingegneria gli rispose che non erano
interessati perché quella "nuova scienza" chiamata informatica secondo
lui non aveva futuro.
Quindi il corso di laurea in "Scienze dell'Informazione" fu istituito
a Pisa nel 1969 nella sola facoltà di Matematica e Fisica, dove è
ancora oggi col nome mutuato da qualche anno in "Informatica".
E negli anni successivi si diffuse oltre che a Pisa anche in altri
atenei a partire da Torino, Udine, Bari, Salerno e nel 1985 anche a
Milano.
Orbene nei primi anni novanta (il periodo dei primi browser mosaic,
l'HTTP etc.) le facoltà di ingegneria italiane si "risvegliarono" e
si accorsero che la "nuova scienza" non era poi così tanto da
sottovalutare.
E quindi istituirono il corso di Informatica anche nelle facoltà di
ingegneria, col nomignolo di "Ingegneria Informatica".
Praticamente la copia di qualcosa che esisteva già nelle facoltà di
matematica e fisica di vari atenei italiani.
Era in pratica lo stesso corso con poche variazioni del cazzo che solo
gli ingegneri potevano inventare.
Non contenti di ciò gli ingegneri cosa fanno?
Pochi anni dopo istituiscono l'albo degli informatici, riservato ai
laureati in ingegneria informatica e impedendovi l'accesso agli
informatici laureati nella facoltà dove era nata questa scienza.
E tentano a livello politico di legittimare questa estromissione
cercando di creare una situazione nella quale solo gli iscritti
all'albo possono firmare progetti per le pubbliche amministrazioni,
partecipare a concorsi per informatici etc.
Una lobby del cazzo fatta di teste di cazzo immani.
Che però alla fine ebbero partita persa dopo che più volte è stato
riconosciuto l'accesso a questo albo del cazzo anche ai laureati in
"informatica vera", cioè quelli del corso di laurea in Informatica e
non solo a quelli di Ingegneria Informatica che ne è una copia-
surrogato.
A livello politico (in parlamento e nelle varie commissioni) gli
ingegneri del cazzo erano ammanicatissimi soprattutto nei partiti del
cazzo (Forza Italia, Lega e AN) mentre gli informatici non avevano
referenti se non quei politici che presero a cuore la faccenda
trattandola per quello che era, e cioè un clamoroso abuso di una lobby
di potere. Ricordo uno splendido intervento di Tonino Di Pietro al
Parlamento Europeo che ebbe degli effetti concreti ed immediati.
Ecco.
Questa è la spiegazione dell'odio cieco che hanno gli informatici
verso gli ingegneri.
E questo è il motivo che la mia risposta anche sul lavoro a chi mi
chiama anche per sbaglio "ingegnere" è sempre e solo "Ingegnere lo vai
a dire a tua sorella".
(Giuro che rispondo sempre così).
fabmind
L'origine dell'odio feroce tra ingegneri del cazzo e noi informatici
risale alla seconda metà degli anni sessanta quando a Pisa il rettore,
il matematico Faedo (pace all'anima sua che anubi lo strabenedica)
ebbe l'intuizione di creare un corso di laurea per questa nuova
scienza sulla base delle esperienze del primo calcolatore elettronico
creato in Italia, il CEP, Calcolatore Elettronico Pisano.
Il rettore Faedo voleva creare un corso "ibrido" dove per le materie
"hardware" fosse coinvolta la facoltà di ingegneria e per le materie
matematiche legate al software venisse coinvolta la facoltà di scienze
matematiche, fisiche e naturali.
Il preside della facoltà di ingegneria gli rispose che non erano
interessati perché quella "nuova scienza" chiamata informatica secondo
lui non aveva futuro.
Quindi il corso di laurea in "Scienze dell'Informazione" fu istituito
a Pisa nel 1969 nella sola facoltà di Matematica e Fisica, dove è
ancora oggi col nome mutuato da qualche anno in "Informatica".
E negli anni successivi si diffuse oltre che a Pisa anche in altri
atenei a partire da Torino, Udine, Bari, Salerno e nel 1985 anche a
Milano.
Orbene nei primi anni novanta (il periodo dei primi browser mosaic,
l'HTTP etc.) le facoltà di ingegneria italiane si "risvegliarono" e
si accorsero che la "nuova scienza" non era poi così tanto da
sottovalutare.
E quindi istituirono il corso di Informatica anche nelle facoltà di
ingegneria, col nomignolo di "Ingegneria Informatica".
Praticamente la copia di qualcosa che esisteva già nelle facoltà di
matematica e fisica di vari atenei italiani.
Era in pratica lo stesso corso con poche variazioni del cazzo che solo
gli ingegneri potevano inventare.
Non contenti di ciò gli ingegneri cosa fanno?
Pochi anni dopo istituiscono l'albo degli informatici, riservato ai
laureati in ingegneria informatica e impedendovi l'accesso agli
informatici laureati nella facoltà dove era nata questa scienza.
E tentano a livello politico di legittimare questa estromissione
cercando di creare una situazione nella quale solo gli iscritti
all'albo possono firmare progetti per le pubbliche amministrazioni,
partecipare a concorsi per informatici etc.
Una lobby del cazzo fatta di teste di cazzo immani.
Che però alla fine ebbero partita persa dopo che più volte è stato
riconosciuto l'accesso a questo albo del cazzo anche ai laureati in
"informatica vera", cioè quelli del corso di laurea in Informatica e
non solo a quelli di Ingegneria Informatica che ne è una copia-
surrogato.
A livello politico (in parlamento e nelle varie commissioni) gli
ingegneri del cazzo erano ammanicatissimi soprattutto nei partiti del
cazzo (Forza Italia, Lega e AN) mentre gli informatici non avevano
referenti se non quei politici che presero a cuore la faccenda
trattandola per quello che era, e cioè un clamoroso abuso di una lobby
di potere. Ricordo uno splendido intervento di Tonino Di Pietro al
Parlamento Europeo che ebbe degli effetti concreti ed immediati.
Ecco.
Questa è la spiegazione dell'odio cieco che hanno gli informatici
verso gli ingegneri.
E questo è il motivo che la mia risposta anche sul lavoro a chi mi
chiama anche per sbaglio "ingegnere" è sempre e solo "Ingegnere lo vai
a dire a tua sorella".
(Giuro che rispondo sempre così).
fabmind
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